Frosi: “ Basta con i Patti territoriali. Ad Artena va ricostruita la stessa idea di comunità “



Vittorio Frosi, 58 anni, insegnante di musica nelle scuole medie è stato uno dei protagonisti delle attività culturali che si sono svolte  sul nostro territorio. Lo abbiamo ascoltato per fare il punto sulle politiche culturali fatte negli ultimi anni.

1) Vittorio Frosi, suo malgrado lei è stato uno degli attori e dei protagonisti delle politiche culturali fatte sul nostro territorio, le va questa sera con noi di ripercorrere come è nata L’ AGIMUS, come si è sviluppata e di dirci le attività principali che ha svolto?

L’ AGIMUS nasce da una mia precedente iniziativa: l’anno europeo della musica nel 1985 per il 300 ° anniversario di J. S. Bach e Domenico Scarlatti e li facemmo ad Artena una serie di iniziative: un concerto nell’ex sala cinematografica ed altre cose e a quel tempo con l’assessore G. Velli pensammo di creare una realtà musicale forte. Il contatto con la sede Agimus di Roma ci permise di iniziare questo esperimento. Fondammo la sede di Artena che nacque su due fronti, uno: promuovere la musica come strumento di aggregazione sociale, per stare insieme, due: come strumento di crescita culturale personale. Facemmo 250 concerti, con concertisti di fama internazionale, con i nostri ragazzi di allora siamo stati anche all’Auditorium della Rai. Successivamente abbiamo fatto altre iniziative alle Terme di Caracalla per es. . Artena, allora aveva attenzione a questo tipo di proposte. Perché c’era un’attenzione della vecchia generazione alla musica. C’era anche una tradizione contadina molto forte di musica popolare. Con questa iniziativa riuscimmo a risensibilizzare una comunità che andava perdendo la sua passione per la musica. Ci fu da parte delle persone una grande fiducia in questa iniziativa. Iniziammo con circa una cinquantina di iscritti ed arrivammo alla fine a quasi duecento. Arrivammo ad avere 18 classi sperimentali. Tutto questo ha dato dei frutti, perché si sono diplomati circa 20 studenti del nostro territorio . Ad Artena con questa iniziativa acquistò come comunità molta competenza e serietà musicale. Molto dipendeva anche- bisogna ricordarlo- dalla sensibilità delle autorità politiche. Un anno ci misero in serie difficoltà e ci fecero iniziare i corsi a Febbraio.

- Come è finita poi questa esperienza così significativa?

In tutti gli organismi che diventano grandi possono accadere delle divisioni interne. Ora parlare di colpe e di responsabilità dopo tanti anni non ha più senso. Avevamo idee diverse su come proseguire questa esperienza. Ci fu poi un altro maestro che si incaricò della direzione della scuola e finì lentamente questa esperienza.

- Oggi come vedi la situazione culturale nel nostro territorio ?

Ormai non è più l’ Artena degli anni settanta con i circoli studenteschi e le parrocchie piene di vitalità. C’erano scontri dialetticamente forti, ma anche molta energia, tanta voglia di vivere. Oggi il Dio denaro ha vinto la battaglia egemonica. La situazione è molto triste, c’è una profonda crisi di valori.

 - Cosa manca al tessuto associativo presente sul territorio e che cosa dovrebbero fare delle attente politiche culturali per renderlo migliore?

Per prima cosa bisognerebbe amare di più il proprio paese. Una comunità come la nostra ha una tradizione, dei valori che gli vengono dalla storia di paese contadino, quello che vedo oggi è l’aggressione al nostro patrimonio. L’aggressione cementizia che sta distruggendo il nostro territorio. La fuga dei giovani dalla propria responsabilità di cambiare la città e la mentalità di un paese. Il patrimonio culturale saccheggiato, quello ambientale offeso questo è sotto i miei occhi ogni giorno . Le politiche amministrative poi quando va bene sono solo un tirare a campare. Artena è un paese festaiolo, ci si droga di finta gioia, la politica deve ridare alla comunità uno scopo, un’orizzonte di grandi obiettivi da raggiungere.

- Se lei dovesse indicare due ambiti su cui lavorare per chi vuole invertire la rotta cosa consiglierebbe?

Artena deve essere salvata dal massacro del suo territorio, dalla speculazione edilizia come vi dicevo prima. Basta con il cemento, basta con i progetti dei Patti Territoriali, quando si fanno certi progetti si creano nella comunità l’astio ed il contrasto si spacca la comunità, si creano meccanismi di disgregazione sociale. Piccoli progettino fatti da persone legate al Dio denaro. Purtroppo anche i giovani si sono fatti fregare da questa visione della vita fatta di soldi facili, ma la vita vera è fatta di obiettivi, di scopi. Ad Artena va ricostruita la stessa idea dello stare insieme. Questo è quello su cui secondo me dovreste lavorare.

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