"La generazione perduta allo specchio: Ecco i dati dell'ecatombe di una generazione"

"La generazione perduta allo specchio:  Ecco i dati dell'ecatombe di una generazione"


I dati più recenti forniti dall’Ufficio statistico dell’Unione europea, Eurostat, sono piuttosto chiari: la disoccupazione è in costante aumento nell’intera Unione e nella zona euro e colpisce soprattutto i giovani. Nell’aprile 2012, infatti, si sono registrati nei 27 Paesi dell’Ue 5,46 milioni di disoccupati di età inferiore ai 25 anni, dei quali 3,36 milioni nei Paesi della zona euro, il che equivale a un tasso di disoccupazione giovanile medio del 22,4% nell’Ue e del 22,2% nell’area dell’euro, ma con punte al limite della sostenibilità toccate negli ultimi mesi in Grecia (52,7%) e Spagna (51,5%) e tassi comunque elevatissimi superiori al 30% in Slovacchia (39,3%), Portogallo (36,6%), Italia (35,9%), Lituania (33,6%), Belgio (32,4%), Lettonia (31,9%) e Irlanda (30,3%). In generale, a parte Germania, Austria, Paesi Bassi e Malta, tutti gli altri Paesi dell’Ue presentano tassi di disoccupazione giovanile superiori al 15% e nella maggior parte dei casi superiori al 20%. Il tasso di disoccupazione giovanile nell’Ue è salito rapidamente a partire dall’inizio del 2008, passando dal 15% nel febbraio di quell’anno a oltre il 21% all’inizio del 2010, per poi ridiscendere moderatamente e stabilizzarsi entro la primavera del 2011. La ripresa del mercato del lavoro per i giovani non è però durata a lungo e la disoccupazione ha cominciato a salire di nuovo nel maggio 2011, ad un ritmo più veloce che per gli adulti, portando il tasso ad un livello elevato senza precedenti del 22,4% all’inizio del 2012. In totale, attualmente sono disoccupati circa 5,5 milioni di giovani nei Paesi dell’Ue.

È evidente l’esistenza di un grave problema. Così, la crisi che negli ultimi anni ha colpito duramente la maggior parte dei Paesi europei mettendone a dura prova i rispettivi mercati del lavoro, ha avuto effetti particolarmente gravi sulle possibilità occupazionali dei giovani, aspetto rilevante per via anche delle conseguenze negative sul futuro delle giovani generazioni e quindi dell’intera popolazione europea. Evidentemente non è stato fatto e non si fa abbastanza per affrontare questo problema, sia a livello nazionale che a livello di Ue, questione ormai all’ordine del giorno nella sua agenda politica. “Identificazione delle sfide comuni e scambio di esperienze sulle migliori prassi” sono ritenuti due elementi che possono contribuire a individuare soluzioni nazionali per aiutare i giovani ad accedere all’occupazione e a muoversi in mercati del lavoro socialmente inclusivi. Ma quali sono queste sfide comuni da affrontare? Sono ad esempio: misure atte a garantire ai giovani l’accesso al mercato del lavoro; misure di inclusione sociale che consentano di migliorare le transizioni nel mercato del lavoro; modalità per migliorare le competenze tra i giovani senza lavoro.

Le cause della disoccupazione giovanile variano da un Paese all’altro, ma l’Europa deve affrontare la generale alta disparità tra le capacità tecniche in cui gli studenti si specializzano e le esigenze del mercato del lavoro, per questo è considerato importante il collegamento tra scuola e lavoro attraverso la formazione e il tirocinio, che dovrebbe essere maggiormente riconosciuto da parte delle imprese. Serve poi un migliore coordinamento tra le varie parti interessate e i vari livelli (locale, regionale, nazionale, europeo)
“La disoccupazione giovanile nell’Unione europea rimane al massimo storico e non si prevede nel breve periodo alcuna inversione del trend negativo rilevato nel 2011”, sostiene la Commissione europea in un documento dedicato al tema delle opportunità per i giovani adottato nel mese di aprile 2012.

A maggior rischio di disoccupazione sono i giovani poco qualificati, coloro cioè che hanno al massimo completato l’istruzione secondaria inferiore abbandonando prematuramente i percorsi educativi e formativi: nel settembre 2011(dato più recente in merito), mentre il tasso medio di disoccupazione giovanile nell’Ue era del 21,2%, tra i giovani scarsamente qualificati ha raggiunto il 27,7%. Nonostante l’attenzione generalmente elevata rivolta nelle politiche nazionali al problema dell’occupazione giovanile, esiste scarso consenso in merito alle misure che dovrebbero essere adottate per meglio indirizzare i giovani. Di fronte al forte aumento della disoccupazione c’è la convinzione diffusa che solo un miglioramento generale della situazione economica e del mercato del lavoro può avere ricadute positive anche sui giovani. Molti Stati membri sottolineano che i giovani non sono l’unico gruppo che lotta per rimanere nel mondo del lavoro e che devono essere affrontati i problemi strutturali: mercati del lavoro ben performanti mostrano infatti alti tassi di occupazione anche tra i giovani.

Vari Stati cercano però di mettere in atto nuove strategie politiche globali per i giovani, cercando risposte coordinate che coinvolgono diversi settori. Così, in Bulgaria è stata lanciata nell’ottobre 2011 un’iniziativa nazionale per l’occupazione giovanile; in Portogallo è in corso di attuazione un piano strategico globale per l’inclusione dei giovani nel mercato del lavoro con uno stanziamento di 1 miliardo di euro (di cui circa un terzo derivante dalla riprogrammazione dei Fondi strutturali); in Spagna, la riforma del mercato del lavoro varata nel febbraio 2012 include misure quali contratti di apprendistato e di formazione, incentivi di assunzione e misure per promuovere il lavoro autonomo tra i giovani; l’Italia sta adottando una riforma complessiva del mercato del lavoro al fine di migliorare in particolare l’occupazione giovanile: per garantire una più rapida attuazione delle misure per i giovani, il Paese ha trasferito i fondi del Fondo sociale europeo dal livello regionale a quello nazionale.

È essenziale, dunque, migliorare l’erogazione di misure volte a prevenire la disoccupazione giovanile con un maggiore impiego del Fondo sociale europeo (Fse). In generale, gli Stati membri hanno espresso la volontà di rafforzare le politiche volte a combattere la disoccupazione giovanile e hanno mostrato disponibilità a considerare il ri-orientamento dei Fondi strutturali.
Dagli scambi di pareri tra istituzioni dell’Ue e Stati membri sono emersi chiari impegni da parte dei governi nazionali per una gestione proattiva del restante periodo del Fse, al fine di migliorare l’efficacia e la destinazione delle misure previste per l’occupazione sostenute dal Fondo. La Commissione si impegna comunque a continuare ad aiutare gli Stati membri nella lotta alla disoccupazione giovanile, in particolare quelli dove la situazione dei giovani è più difficile, mediante l’attuazione delle misure annunciate nel YOI (Youth opportunities initiative ) e sviluppate successivamente. “È ora importante mantenere lo slancio, intensificare gli sforzi congiunti tra tutti i diversi attori degli Stati membri, procedere rapidamente con i cambiamenti nell’utilizzo dei Fondi comunitari e garantire una rapida attuazione delle azioni concrete” conclude la Commissione, annunciando che valuterà e monitorerà l’adozione delle misure attuate per contrastare la disoccupazione giovanile presentando una serie di  raccomandazioni specifiche per Paese e una Relazione al Consiglio sulle azioni intraprese.


Germana Pennacchi





(allego un progetto dell’Ue)


PROGETTO PILOTA PER TROVARE ALL’ESTERO IL PRIMO POSTO DI LAVORO
Si chiama “Il tuo primo posto di lavoro Eures” ed è un progetto pilota avviato dalla Commissione europea per aiutare i giovani a trovare lavoro in un altro Paese dell’Ue. Nella fase iniziale il progetto intende migliorare la mobilità transfrontaliera di 5000 persone e servirà anche quale banco di prova per trasformare la rete dei servizi per l’occupazione degli Stati membri, Eures, in un servizio paneuropeo.
La Commissione intende infatti migliorare la rete Eures in modo da creare maggiore trasparenza sul mercato del lavoro europeo, indirizzando le persone in cerca di lavoro e coloro che cambiano lavoro verso i luoghi in cui vi sono posti di lavoro vacanti. Il sistema fornirà inoltre un accesso agevole in tempo reale ai posti di lavoro vacanti nell’Ue presentando ai datori di lavoro un bacino di candidati dotati delle necessarie abilità. Il progetto pilota «segna l’avvio di un servizio di collocamento lavorativo maggiormente rispondente ai bisogni individuali che aiuterà le persone a trovare lavoro in altri Paesi europei. Il fatto di aiutare le persone che hanno le qualifiche richieste a trovare lavoro in altri Paesi dove tali qualifiche sono ambite può contribuire in parte a risolvere la crisi occupazionale in Europa» ha dichiarato László Andor, commissario europeo responsabile per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione.
Nell’ambito del progetto, quattro servizi per l’occupazione selezionati in Germania, Spagna, Danimarca e Italia aiuteranno i giovani a cercare lavoro in Stati membri diversi da quello d’origine. Nel contesto del programma, giovani cittadini dell’Ue tra i 18 e i 30 anni riceveranno informazioni e aiuto all’assunzione, nonché la possibilità di un sostegno finanziario per potersi candidare o seguire una formazione. Le medie e piccole imprese possono chiedere un sostegno finanziario per coprire parte dei costi di formazione dei lavoratori neoreclutati e aiutarli a stabilirsi nel nuovo contesto.
Inoltre, l’Osservatorio europeo dei posti di lavoro vacanti e il Bollettino europeo per la mobilità professionale contribuiranno anch’essi a fare incontrare i posti di lavoro offerti e le persone in cerca di lavoro in una dimensione transfrontaliera. I dati dell’Osservatorio sono ricavati da un’ampia gamma di fonti: i servizi pubblici dell’occupazione, le agenzie di lavoro temporaneo, i servizi on line, le statistiche sui posti di lavoro vacanti dell’Istituto statistico dell’Ue (Indagine sulle forze di lavoro), gli istituti statistici nazionali e altri studi di settore. Il Bollettino europeo per la mobilità professionale presenta invece un’ampia rassegna degli sviluppi recenti sul mercato del lavoro europeo e indica le tendenze che si registrano sul piano della domanda di lavoro. Il Bollettino evidenzia come, attualmente, le qualifiche elevate rimangano un fattore importante per trovare opportunità di lavoro mentre un numero crescente di Paesi registra un calo dei posti di lavoro vacanti. Il Bollettino, pubblicato con periodicità trimestrale, analizza i posti
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