Marco De Santis: " E' bello che dove finiscano le mie dita....."

Marco de Santis, 30 anni laureato nel  Conservatorio di Frosinone a pieni voti. Un’ esempio di uno dei nostri talenti che  pensiamo vadano valorizzati ancora di più.

De Santis: “ E’ bello che dove finiscano le mie dita debba in qualche modo  incominciare una chitarra”

Da quanti anni suoni la chitarra e come hai sviluppato questa passione?

Era una passione già presente in famiglia. L’esempio  me l’ha dato mio fratello maggiore. Poi ad Artena c’era un luogo vicino l’edicola dove  un maestro faceva lezioni collettive ai ragazzi di chitarra. Ci andava mio fratello maggiore ed io lo seguivo. Era una specie di succursale della parrocchia. Io ero piccolo,  ho iniziato da autodidatta. Prima  ascoltavo i dischi ad orecchio e poi li  suonavo. Il mio maestro,  Claudio Micheli, che insegnava all’Agimus capì che io avevo una predilezione per la chitarra classica.  Io suono chitarra classica soprattutto perché quando il maestro Micheli  mi fece ascoltare la Fuga in re minore di Bach sono rimasto stupito dalla bellezza di questo pezzo.

Erano molti i coetanei che suonavano la chitarra in quel periodo ?

No, c’era una scarsa diffusione della cultura musicale.  Erano pochi quelli che suonavano la chitarra in quel periodo.

Quando ti sei iscritto al Conservatorio,  come ti ci sei trovato? Hai trovato un’ ambiente accogliente oppure elitario?

Io ho iniziato a prepararmi da privatista, perché a casa non c’erano macchine per spostarsi e andare ogni giorno al Conservatorio.  Da privatista ho fatto solo la licenza di Teoria  e Solfeggio.  Poi ho capito che per avere un linguaggio classico dovevo  frequentare l’ambiente del Conservatorio. Non potevo continuare a studiare a casa soprattutto perché ad Artena non c’era nessuno con cui poter parlare di queste cose. L’ambiente del conservatorio, il confronto con gli altri studenti e gli insegnati mi ha fatto crescere in maniera molto forte, mi ha fatto fare il salto di qualità che era  necessario per la mia formazione artistica.  Mi sono iscritto al nuovo ordinamento e poi l’anno scorso mi sono laureato.

Come è stato l’ambiente del Conservatorio durante il tuo percorso di studi?

E’ stato un ambiente bellissimo sia per il confronto con gli altri studenti che per la qualità dell’insegnamento. Li ho conosciuto professori molto preparati come Eugenio  Bechelucci. Sono entrato nell’orchestra di chitarre del conservatorio e  grazie a questo ho avuto la fortuna di suonare in posti molto belli. Il Conservatorio di Frosinone  è  un’ ambiente di alta formazione culturale e bisogna dirlo è anche   un’  ambiente molto legato alla tradizione musicale, un’ ambiente in cui c’è una cura maniacale verso la filologia.  Anche la città di Frosinone vive il rapporto con l’istituzione -Conservatorio in modo molto  positivo.  Si respira un grande  orgoglio della città per questa presenza.

Ora, dopo la laurea in Conservatorio che futuro ti si prospetta,  data anche la chiusura verso il mondo dell’insegnamento, che futuro vedi per i giovani musicisti?

Con le varie forme di riforme la mia laurea non abilita all’insegnamento. Io ora frequento il  biennio di specialistica in musica contemporanea.  Il futuro dal mio punto di vista  è pessimo.  Soprattutto perché  i  musicisti non vengono considerati alla pari di altri lavoratori.  Siamo al paradosso che l’Italia che è considerata la patria del bel canto vede i musicisti non considerati. L’ Italia è un paese che disincentiva all’ arte. Per fare un altro esempio basta vedere come  in Italia con il nostro patrimonio archeologico abbiamo una marea di archeologi disoccupati. Ormai, per dirla con una battuta, per   insegnare musica alle elementari bisogna essere come Ennio Morricone. L’Italia è un paese bloccato in tutti i campi del sapere. La mia  fortuna è la possibilità di esprimermi  nei concerti. Ma questo  è un mondo elitario, di nicchia. L’ascoltatore  di musica classica comunque è molto preparato e questo ripaga un po’ degli sforzi fatti.   

Vedi la tua professionalità riconosciuta nel contesto in cui vivi?

No, perché le istituzioni per fare un’ esempio sono pressate da altre priorità. E i pochi soldi della cultura si spendono per altro.  Nel tessuto cittadino si capisce che il popolo ha un’ interesse verso la musica di qualità. Però è evidente che in contesti dove esiste un’istituzione musicale( accademia, Conservatori, una scuola di musica importante o di media grandezza) c’è un’educazione all’ascolto maggiore. Artena ha sfornato buoni musicisti  ma lavorano fuori da Artena, in altri contesti.

Tu insegni in quattro scuole differenti, dal tuo osservatorio  vedi un rinnovato interesse fra le giovani generazioni per la musica di qualità?

Molte volte ti capitano dei ragazzi motivati, che hanno le potenzialità per crescere. Ma nella maggior parte dei casi è una moda. Ho visto motivazioni alla base della scelta di iniziare a suonare veramente ridicole. Io quando ero studente avevo un grande rispetto per i miei insegnanti. Oggi la svalutazione della figura dell’insegnante è evidente. La società dello spettacolo ha distrutto la figura del maestro.  Ho allievi che ha 9 anni hanno l’Iphone, ed io che scrivo con carta e penna  per loro non posso che essere  un pezzo da museo. Sono ragazzi che vogliono arrivare alla televisione , al mondo dello spettacolo. La televisione ha distrutto ogni forma di mediazione, di trasmissione del sapere e questo nella mia esperienza di formatore mi pare evidente.  

Tu pensi che l’introduzione obbligataria dello studio della musica dalle elementari potrebbe cambiare questo processo culturale?

Il percorso musicale abbraccia tutti gli altri campi del sapere. Sarebbe  assolutamente una cosa necessaria però andrebbe rivisto l’impianto della scuola pubblica.  Andrebbe  rivisto l’approccio verso la nostra istituzione scuola. E’ normale che senza un’educazione musicale la musica non possa essere apprezzata poi da grande.

Per concludere:  secondo te quanto è viva la musica classica in Italia?

La musica classica è viva. Il punto è che l’interesse è molto vivo in chi pratica la musica classica. In chi la suona. Il problema è dall’altra parte. Ci si fa i complimenti fra addetti ai lavori. Ci sono istituzioni , concorsi. Ma sembra che questi  si facciano solo perché vanno fatti. Non ci sono politiche di lungo periodo su questo settore della cultura.  Ormai fra tagli all’istruzione e allo spettacolo  il sapere in ogni suo campo è svalutato. Torniamo però al discorso di prima: è tutta la società che è strutturata per altro, non per noi.  

Francesco Fiacchi

Mino Massimei

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