Valentina Greco, lista Sinistra per Roma a sostegno di Sandro Medici Sindaco di Roma

Valentina Greco, lista Sinistra per Roma a sostegno di Sandro Medici Sindaco di Roma

http://www.sinistraperoma.org/

Vive a Roma dal 2003, anno in cui si è trasferita   dalla Sardegna per studiare Giurisprudenza a La Sapienza. Femminista, da sempre impegnata sui temi del precariato e dei diritti dei più deboli con particolare attenzione a quelle dei migranti.

 

1)      Da quando tempo vivi a Roma, di che cosa ti occupavi prima e che cosa ti ha spinto a candidarti nella Lista Sinistra per Roma a sostegno di Sandro Medici sindaco?

Vivo a Roma dal 2003, anno in cui mi sono trasferita  dalla Sardegna per studiare Giurisprudenza  a La Sapienza. Sin dalla prima adolescenza, sensibile alle tematiche della rivendicazione dei diritti dei più deboli, mi sono impegnata nell’associazionismo e nella politica, sia essa intesa come militanza in un partito sia nei movimenti in favore dei precari e delle precarie, dell’autodeterminazione delle donne, dei migranti  e degli oppressi. Io stessa e la mia generazione, ma  purtroppo anche quelle prima della mia, vivono sulla propria pelle la precarietà, l’insufficiente investimento nel welfare,  un progressivo impoverimento determinato dalla crisi e da politiche inadeguate, le condizioni materiali di esistenza che ci impediscono di autodeterminare le nostre vite: queste le motivazioni fondanti che mi hanno portata a partecipare attivamente al comitato promotore della proposta di legge sul reddito minimo garantito mediante PrecariaMente, di cui faccio parte.  Un tema che mi sta particolarmente a cuore è quello  dei migranti, che necessita di una totale inversione di rotta. Esempio di ciò è quella che è stata definita emergenza Nord Africa ma che, con delle politiche serie, tale non sarebbe dovuta essere:  l’arrivo e la conseguente inadeguata accoglienza dei migranti e delle migranti provenienti dal Nord Africa in seguito alle Rivoluzioni Arabe, ad oggi purtroppo incompiute, mi ha segnata e la Tunisia in particolare è una delle realtà che seguo più da vicino, creando dei punti di collaborazione comuni. Sono tanti i temi che mi stanno a cuore, più in generale ascrivibili sotto la categoria dei diritti e delle libertà, che in una città come Roma hanno anche tanto a che fare col tema della laicità. La mia bussola nella complessa società in cui ci muoviamo è la nostra Carta Costituzionale che nei suoi primi 12 articoli espone i suoi principi fondamentali, di cui cerco di farne orientamento del mio agire e cerco di diffonderli il più possibile perché, sono convinta, la conoscenza è la prima forma di libertà. Per tutti questi motivi nasce la richiesta e l’accettazione di candidarmi nella lista Sinistra Per Roma a sostegno di Sandro Medici candidato Sindaco: mettere al centro il tema del precariato, dei diritti, di un reddito, della ripresa della politica da parte di una donna e giovane rovesciando gli schemi politici degli ultimi anni che hanno contraddistinto la politica tutta.  Noi donne, insieme ai precari e alle precarie, disoccupati e disoccupate, migranti e nativi, siamo i nuovi poveri: i dati Istat del rapporto sui senza fissa dimora dello scorso ottobre parlano chiaro. I senza fissa dimora nel nostro Paese sono 47.648 nei 158  comuni esaminati, di cui il 44% vive tra Roma e Milano; gli eventi che essenzialmente li portano ad essere senza una fissa dimora sono tre e spesso compresenti: perdita del lavoro (61,9%); separazione dal coniuge e/o dai figli (59,5%); cattive condizioni di salute (16,2%).  I senza fissa dimora in maggioranza sono uomini (86,9%) e hanno meno di 45 anni (57,9% – in media 42,2 anni): ciò vuol dire che queste persone non sono in grado di determinare le proprie vite. Un esempio su tutti può essere la necessità di non divorziare dal proprio compagno o dalla propria compagna perché altrimenti si rischia di non sapere come affrontare la propria esistenza non potendo autodeterminare le proprie vite.  Questi dati ci devono far riflettere e ci devono far pensare a un doveroso cambio di rotta: anche per questo ho scelto di portare questi contenuti in questa campagna elettorale.

 

2)      Tu sei donna in una politica molto spesso dominata da uomini. Come pensi che la tua diversità possa influire in questa competizione elettorale?

Sebbene abbia l’articolo femminile davanti, la politica è maschile. Da sempre la politica si identifica col potere maschile: riunioni, ruoli, responsabilità e campagne elettorali sono scanditi da tempi e modi propri del maschile, escludendo giocoforza le donne. Queste ultime, da sempre, non possono permettersi di dedicarsi con forza alle proprie passioni – politica, volontariato o qualsivoglia tema – poiché troppo impegnate a destreggiarsi tra lavoro di produzione e lavoro di riproduzione, che grava da sempre e solo sulle spalle delle donne. Con il collettivo delle Donne di Classe abbiamo più volte tentato di porre al centro dell’attenzione questa tematica paragonando le donne alla Dea Kalì per la loro capacità di muoversi su più piani contemporaneamente, avendo chiaro ciò che agli altri non è chiaro. Parlare delle donne significa, da sempre e volutamente, contrapporre due filoni di pensiero: da una parte si narra che il tema è complicato e contradditorio, o così lo vogliono far apparire; d’altro lato si banalizza riducendo le donne a mere quote, tanto per  riempire un elenco o delle cariche facendo bella  figura, e meglio ancora se le donne si prestano ad essere ancelle di qualche uomo di potere portando avanti la linea politica dettata da quest’ultimo. Purtroppo questa lettura miope riguarda tutta la politica, di destra e di sinistra, facendo leva sui dispositivi di controllo messi in atto storicamente per normare i corpi e le menti delle donne. Inerente al tema della rappresentanza delle donne in politica, con altre candidate abbiamo deciso di lanciare un appello “vota due, vota doppia preferenza” perché per la prima volta si voterà con la doppia preferenza, un uomo e una donna purché della medesima lista: pensiamo che anche in queste elezioni amministrative si valorizzi poco  l’impegno in politica delle donne.  Penso che un punto di vista differente, giovane e donna, sia fondamentale per la politica e in generale per la nostra società: avere più punti di vista e cercare di integrarli gli uni con gli altri è indispensabile per la crescita di un Paese, per essere in grado di rispondere ai bisogni di tutti e tutte noi. In questo senso credo che la mia candidatura possa  portare dei contenuti differenti. Credo anche che questo  quadro poco confortante lo si può estendere molto al di là della politica: riguarda tanto il lavoro di produzione quanto  quello di riproduzione, l’associazionismo, la sfera individuale delle persone… e così via. La crisi, come definisce spesso il collettivo PrecariaMente di cui orgogliosamente faccio parte si dal suo nascere, grava in particolar modo sulle donne: se è possibile fare una classifica, a parità di inquadramento normativo e posizione lavorativa, le donne prendono sempre meno dei loro colleghi uomini, pur laureandosi prima e con voti migliori, pur essendo più efficienti nel lavoro anche per la loro capacità di essere attive su più piani contemporaneamente come richiede la femminilizzazione del lavoro nella quale muoviamo i nostri passi. Alla jungla chiamata precariato si aggiunge una mancanza di servizi (basti dire che l’Italia investe pochissimi punti percentuali PIL nel welfare), pesando come un macigno nella vita concreta delle donne, che spesso rinunciano ai propri spazi per dedicarsi alla cura dei propri cari lasciando gli uomini liberi di potersi realizzare sul piano individuale e professionale oppure affidando la cura dei propri cari ad altre donne, le donne migranti che permettono alle donne italiane di svolgere il proprio lavoro di produzione o di ritagliarsi i propri spazi di vita al di là delle mura domestiche.

 

3)      Da donna,  militante della sinistra, comunista  iscritta al Prc come vedi dal tuo osservatorio la situazione della sinistra romana? Quali sono i suoi pregi e quali i suoi difetti?

Credo che la sinistra in Italia sia al capolinea, e ciò inevitabilmente si riflette  a Roma. Il governo delle larghe intese PD- PDL, la rielezione a Presidente delle Repubblica di Giorgio Napolitano, le politiche di austerity non fanno altro che acuire dei problemi che vengono da lontano. Uno dei maggiori difetti della sinistra è che essa è molto brava a  frammentarsi e ad avvitarsi in discorsi sterili: basti pensare che in tanti pensano di ricostruire la sinistra dal proprio punto di vista pensando che gli altri, prima o poi, li seguiranno! In realtà c’è un grosso scollamento tra la società, tra la realtà che viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle e la politica tradizionalmente intesa:  questo è un altro grande difetto. In questo senso penso che la prima cosa da fare  sia, umilmente, fare una sana autocritica sugli errori fatti, capire perché nel Paese c’è una preoccupante antipolitica, perché le destre riescono a guadagnare terreno. Una volta chiarito quale sia il proprio orizzonte, la propria necessità di cambiamento nell’interpretare la realtà e nel linguaggio che la interpreta aggiornando anche le categorie che ai più sembravano date una volta e per sempre, ci si deve impegnare a ricostruire relazioni tra partiti, associazioni, movimenti  e singoli. Queste relazioni non possono che confluire in un nuovo soggetto, con un nuovo nome, con rappresentanti nuovi e giovani (con il prezioso sostegno di chi ha esperienza!) in cui tutti abbiano pari dignità e pari peso.  A Roma, nel nostro piccolo, con la coalizione che sostiene la candidatura di Sandro Medici Sindaco ci stiamo provando: Sinistra per Roma (la lista composta da Rifondazione e Pdci), Repubblica Romana (la lista di cittadinanza) e Roma Pirata partono dai territori per mettere in pratica questo. Credo che questa, seppur piccola, sia già una vittoria: stare insieme non perché ce lo impone la scadenza elettorale ma perché si ha in mente di costruire insieme un percorso, un percorso inevitabile per chi ha a cuore le sorti della sinistra, quella vera. Dopo anni di malgoverno della città da parte di  Alemanno, documentato in un dossier scaricabile da http://viaalemannodaroma.prcroma.it/ , ci sarebbe tutto lo spazio per riprendersi la città, per prendere una netta posizione contro queste politiche scellerate e per non arrendersi alla logica del meno peggio, che si è dimostrata fallimentare. Roma e questo Paese hanno bisogno di una sinistra.

 

4)      Nel caso vincesse la coalizione che sostiene Medici come te la immagini, Roma?

Mi immagino una Roma libera, una Roma egalitaria. La candidatura di Sandro Medici mi ha convinta sin dal primo istante perché Sandro non è il tipico candidato che in fase elettorale promette  e mette insieme  differenti realtà pur di poter  arrivare al governo della città: Sandro è una persona che fa, che ha già fatto.  Faccio parte di quella generazione che è stanca delle chiacchiere, di quella generazione che “non può più aspettare” come diceva lo slogan che chiamava lo scorso 18 maggio a sostenere la manifestazione indetta dalla FIOM, e Sandro Medici è un candidato Sindaco che sono certa porterà avanti le promesse fatte così come ha fatto alla presidenza dell’ex X municipio (odierno VII), dove ha requisito centinaia di case sfitte facendosi garante dei propri cittadini e delle proprie cittadine per rispondere al bisogno di famiglie in emergenza abitativa.  Per contrastare quest’ultimo provvedimento, contro di lui si sono accumulate diverse denunce, da cui è stato ripetutamente assolto in tutti i gradi di giudizio: ciò vuol dire che se si ha la volontà ci sono gli strumenti per stare concretamente dalla parte dei deboli, di coloro che- prima il governo tecnico e ora il governo di grandi intese Pd-Pdl - stanno provvedendo ad impoverire sempre più. Noi non ci stiamo! Se la coalizione che sostiene Sandro Medici sarà al Campidoglio certamente metterà in pratica quanto già fatto Sandro Medici nell’esperienza municipale: le buone pratiche è sempre bene ripeterle!  Sono tanti i punti che la coalizione metterà a punto: dalla lotta alla precarietà e al lavoro nero all’istituzione dei registri delle famiglie anagrafiche, dai registri per il testamento biologico alla precittadinanza per i migranti e le migranti che costituiscono una ricchezza sempre maggiore per la nostra città; dal trasporto pubblico gratuito alla ripubblicizzazione dell’acqua; dallo stop agli inceneritori alla patrimoniale a una IMU proporzionale al reddito e non sulla prima casa fino ad arrivare ad un “Piano straordinario per il lavoro a Roma”, basato su progetti ed investimenti pubblici: per la riconversione energetica ed ecologica della Città, per la riqualificazione delle periferie e l’edilizia popolare, per una nuova idea di agricoltura, di turismo e di commercio. Insomma, la lista delle cose che farà la coalizione in caso di vittoria è lunga: si potrebbe riassumere il tutto dicendo che dopo anni avremmo un Sindaco e dei Consiglieri Comunali degni di questo nome, che amministrano la res publica nell’interesse dei propri cittadini e delle proprie cittadine. Un Sindaco e dei consiglieri Comunali che in nome di questo interesse vogliono ricontrattare il debito della città di Roma e destinare quegli stessi soldi ai servizi, ai cittadini.  

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