Intervista a Stefano Serafini: ”Artena non è Calcata. Vogliamo una progettazione fuori dal mercato”

Intervista a Stefano Serafini: ”Artena non è Calcata. Vogliamo una progettazione fuori dal mercato”.

Stefano Serafini,. Filosofo e psicologo, si interessa di epistemologia con particolare attenzione al problema della forma. Membro fondatore e direttore esecutivo del Gruppo Salingaros, promuove dibattiti e ricerche sulla biofilia in architettura, urbanistica e teoria delle reti in Italia e all'estero. Ha collaborato alle ricerche del prof. Giuseppe Sermonti sull’origine degli alfabeti semitici. Già direttore della Angelicum University Press, ha pubblicato saggi e contributi in miscellanee e riviste.

Dopo la Summer School di Bio-urbanistica e la conferenza sul Progetto Artena lo abbiamo ascoltato all’inizio di questo nuovo anno.

  • Serafini, ci parla di che cos’è la biourbanistica e come lei si è avvicinato ad essa?

La biourbanistica è una disciplina vecchia e nuova alo stesso tempo. Già agli inizi degli anni 20° del 900 si parlava di vedere la città come un corpo vivente, come un’ organismo. Ormai è una novità passata. La biourbanisitca è legata alla scienza della forma e vuole andare oltre il darwinismo e la selezione naturale. Che pure è una ipotesi ancora in campo. Ma il punto è il meccanismo della selezione naturale. Più si è andati avanti nell’indagine molecolare più il caso non c’entra molto con la selezione naturale. Lo stesso è avvenuto nel dibattito nella chimica. Oggi noi sappiamo che gli elementi chimici sono collegati. Dal punto di vista biologico ci si è accorti della stessa cosa. Dell’analogia fra i viventi. La forma complessiva dell’organismo ( l’olos dell’organismo), non è il frutto del caso, esistono delle leggi che regolano anche le forme dei viventi. Ci sono delle leggi fisiche ala base, non nel senso stretto del termine. Renè Thom ha parlato della semiofisica, e della teoria delle catastrofi. Ci sono delle leggi sottostanti alle leggi della natura che sfuggono sia al dibattito creazionista che al darwinismo. Cosa significa questo applicato al design?. La biourbanisitca si propone un modello diverso di progettazione della città. Il primo punto è che la biourbanistica si propone una progettazione dal basso verso l’alto contro quella dall’alto verso il basso. Noi rifiutiamo il modello per cui arriva la personalità forte che dice qui si fa così, ecc…. Prendiamo ad esempio Corviale fatta da Mario Fiorentini. Corviale che seppur partiva da un’idea interessante,nella sua realizzazione pratica è stato lo scempio che vediamo sotto i nostri occhi. Fiorentini come architetto non era ne buono ne cattivo, ha semplicemente applicato un modello sociale. Ecco perché a me interessa la legge di natura. Il corpo umano e la società hanno un rapporto intrinsecamente legato . Basta pensare a quello che diceva Michel Foucault che il corpo è il campo di battaglia in cui il potere vuole entrare. Ormai il potere non si fa con l’esercito, i servizi segreti ma facendo indurre dei bisogni nelle persone. La città è l’ambiente costituito dal potere appunto per questo . Foucault ci parla della Città di Parigi e degli sventramenti di Haussmann funzionali a far passare l’esercito nel centro di Parigi. Questo è un mondo passato. Oggi la tecnocrazia è la vera radice del totalitarismo. La Smart city oggi è la frontiere del controllo che il potere esercita sulla società. Oggi il potere è un potere integrato di tipo elettronico. Basta pensare a 1984 di Orwell, quando dice che il potere è la capacità di fare del male ad una persona: immagina uno scarpone sbattuto in faccia ad un essere umano per l’ eternità. Nell’immaginario collettivo sta passando l’idea che la tecnologia è buona, il tecnico è uno buono. Biourbanistica vuol dire ricominciare dallo spazio urbano, sui bisogni elementari degli essere umani. I nostri urbanisti non sono Archistar. Il Biourbanista è uno che raccoglie informazioni su un territorio, parla con le persone, cerca di capire di che cosa c’è bisogno. Poi bisogna vedere se c’è bisogno di un intervento, di solito si , ma non è detto. Tutto questo è legato al tema della partecipazione delle persone nei processi decisionali . Problema complesso. Penso a quanto il tema della partecipazione sia stato sviluppato da militanti di Occupy Wall Street. Nelle assemblee del movimento finche non si è tutti d’accordo non si prendono le decisioni . Per tornare poi alla nostra discussione bisogna vedere come le persone, il corpo umano reagiscono alla progettazione urbanistica . Se un progetto ha effetti negativi sul corpo umano, allora bisogna fermarsi.

  • Andiamo sul locale. La biourbanistica opera sul territorio, lo ascolta, prende tutte le informazioni che riesce ad avere e pone delle soluzioni possibili. Questa estate voi avete fatto la vostra Summer School di biourbanistica qui ad Artena con studenti di 11 paesi diversi , ci dici cosa ha venuto da questo primo approccio, gli elementi che avete preso voi ascoltando il territorio e le proposte che avete tirato fuori?

Tre elementi base. Per studiosi che sono venuti qui, che vengono da mondi iper - tecnologizzati, l’approccio di studiare lo spazio circostante tramite il corpo è anche per loro un’ approccio nuovo. Per un giovane studioso greco, lo spazio di Artena gli ha dato la sensazione di uno spazio in cui si avverte una forte sensazione di violenza. E la storia di Artena, lo conferma. Tutti e tre i gruppi avevano come compito quello di vedere la zona della piazza dei pesci e vedere come quello spazio poteva essere migliorato. Tutti e tre i gruppi hanno trovato un punto al centro della piazza , dove puoi vedere il centro storico molto bene e ti arriva la brezza della montagna. Hanno proposto che li ci vorrebbe un punto di incontro e poi hanno scoperto che fino a poco tempo fa c’era. Ora è diventato un punto di raccordo della mobilità. Fa parte dei flussi socio-economici che hanno depauperato la città. E questo è un problema che si avverte in tanti territori. L’intervento che è stato proposto non è un singolo intervento, i ragazzi stanno ancora elaborando le loro proposte. Uno degli studiosi del gruppo di lavoro sta elaborando un progetto per rendere migliore l’accesso dei disabili alla città.

L’Ascolto e rispetto del contesto in cui si opera è l’ elemento fondamentale che ci contraddistingue. Poi abbiamo visto il problema del lavoro per i giovani artenesi. Perché i ragazzi non stanno ad Artena la sera?. Le risposte sono state le più varie: da non c’è un punto di aggregazione, ad un vero e proprio rifiuto della città. C’è uno strano rapporto fra la città vecchia e quello nuova. C’è una relazione di amore e odio con il centro storico. Bisogna guardare al centro storico ed alla sua vita, che c’è. Non è solo questione di feste, ma bisogna guardare alla vita che si vive tutti i giorni nel Centro Storico. Alla sua quotidianità. Artena non deve diventare Calcata: significherebbe ucciderla. Un turismo commerciale può uccidere un luogo come Artena. Un turismo commerciale può colonizzare ed uccidere un luogo. Calcata ne è l’esempio più evidente. Calcata oggi è uno scheletro, le case abbandonate di Artena hanno una loro dignità. Artena non va ne protetta, ne musealizzata. L’ antropologia di Artena, la sua sensualità ha molto da insegnare al resto del mondo. Gli studenti della Summer School ne hanno avvertita tutta la sua forza. Ora Artena è studiata in vari parti del mondo grazie alla Summer school. Noi vorremmo che Artena sia un modello di analisi per gli altri borghi italiani.

  • Per chiudere, se tu dovessi fare una proposta per il Centro storico fuori dalla logica Calcata e dal mercato come dovrebbero muoversi le realtà che vogliono costruire un modo di vivere e di relazionarsi diverso?

Ascoltarsi, prima di tutto. Noi abbiamo già tutto qui. Lo slogan che abbiamo usato per la Summer School è questo: il design è la fuori. Non dobbiamo inventarci niente. Non serve nessun altro Michelangelo. Certo spesso la comunità è divisa, per ragioni di gruppi, di ideologia, di clientele. Io credo però che chiunque viva in una comunità ha dei bisogni elementari.

Come ultima cosa i corsi della scuola da mastro birraio partiranno a Febbraio nel Centro Storico. Metteremo insieme i più grandi birrai e i giovani che vorranno partecipare. Si farà nel centro storico, parteciperanno 35 persone e la clausola fondamentale è che due persone giovani del centro storico possano partecipare gratuitamente al corso.

M.M.

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