Presentazione

Perché questo blog, perché questo organo di informazione?. E’ questa secondo noi la  domanda da farci sin dall’inizio. Nell’epoca in cui tutto si disarticola, vecchie ideologie  crollano, nuovi scenari si aprono all’orizzonte: incerti, dalle tinte fosche , vecchi e nuovi  incubi si addensano sull’ Europa unita ridotta ormai ad organismo in cui scorazzano liberi  gli istinti più animali del capitalismo finanziario, noi crediamo ancora che la società civile, i  movimenti sociali organizzati possano e debbano avere come compito storico quello di  rovesciare gli equilibri politici attuali nel vecchio continente. La battaglia politica e culturale  a cui siamo chiamati è oggi tanto forte quanto le forze in campo deboli. Lo è tanto di più  quando basta guardare al linguaggio che i poteri forti usano: bamboccioni, Choosy,  stanno a casa fino a 35 anni da mamma e papà, non hanno voglia di fare i lavori umili, i  mestieri antichi. Queste sono solo poche delle espressioni che ministri, banchieri, pezzi  importanti della classe dirigente di questo paese (per restare all’Italia ) hanno utilizzato ed  utilizzano per descrivere l’attuale generazione di giovani che vanno dai 16 ai 25 anni, la  generazione della disoccupazione al 35%, di quelli che finiscono fuoricorso all’Università  facendo mille lavoretti in nero, senza protezioni e senza aspettative. E’ in corso la più  feroce delle guerre contro una generazione che le classi dirigenti europee ( quelle della  finanza soprattutto) vogliono far tornare indietro rispetto alle conquiste dei nonni e dei  padri. La demonizzazione ne è solo uno degli aspetti più evidenti. La stessa  demonizzazione che avviene ogni qual volta un pezzo di questa generazione alza la testa  un pò di più, magari dopo una manifestazione con una partecipazione maggiore del solito  finita scontrandosi con le forze dell’ordine( o meglio sarebbe dire del disordine). A loro noi  oggi ci sentiamo di rispondere con le parole di una donna Ulrike Meinhof co-fondatrice  della RAF che si vorrebbe assieme ad intero filone di pensiero e di azione caduto nel  dimenticatoio: « Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille  sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato.  Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è  quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che  quello che adesso non mi piace non succeda più». Come si costruisce la Resistenza dai  territori, dai quartieri, come prende coscienza un pezzo di generazione indifferente alla  politica, all’impegno e sotto l’influenza dei valori della società dello spettacolo?. Quando  le famiglie italiane, secondo l’ultimo rapporto del Censis, come operazione straordinaria di  sopravvivenza tornano a vendere oro ed oggetti preziosi ( circa 2. 5 milioni di famiglie) e  si parla di quasi tre milioni di persone sotto i quarant’anni che sono disoccupate e cercano  di trovare lavoro in ogni modo. A loro diciamo “ La rivolta, se non ora quando?”. Cercare  di sviluppare un pensiero organico alle manifestazioni di dissenso che in ogni angolo della  Terra si esprimono ( da Occupy Wall Street agli Indignados spagnoli) è una delle sfide  culturali che ci diamo fuori dalle logiche e dagli schemi a dalle categorie di pensiero degli  anni settanta che pure hanno dato molto ai movimenti di protesta. Ancora: come riuscire a  coniugare il locale con il globale ci interessa come unica soluzione di continuità fra  l’essere parte di una comunità e fare operazioni radical-chic di colonialismo culturale  tipiche di una parte della nostra generazione che crede che solo grazie ad una pseudo-  analfabetizzazione tecnologica di aver capito la vita, la politica, secoli di stratificazione  filosofica, di antropologie che passano e nuove che vengono. Come la protagonista di  Cosmonauta ,il bel film di Susanna Nicchiarelli ,vogliamo andare sulla Luna, noi vogliamo  la Luna.

comments powered by Disqus

Back to Top