Emergenza Rifiuti

Il 9 gennaio 2013 il Tar del Lazio ha bocciato il piano rifiuti regionale per violazione del principio di
precauzione e per non aver rispettato le direttive europee. I giudici amministrativi hanno accolto il
ricorso presentato da Verdi, Forum Ambientalista e Provincia di Latina.
“ Per essere conforme alle direttive comunitarie- si legge nella sentenza- il trattamento dei rifiuti
destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a ridurne il volume o la natura pericolosa
e a facilitarne il trasporto o recupero, abbiano l'effetto di evitare o ridurre il più possibile le
ripercussioni negative sull'ambiente nonché i rischi per la salute umana".
La Regione dimissionaria si oppone alla decisione del Tar e annuncia un ricorso al Consiglio
di Stato poiché secondo la giunta polverini, il piano ha portato alla riduzione del rifiuto e al
raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata.
Un piano rifiuti difeso fino all'ultimo ed elogiato dal primo giorno di approvazione, “uno strumento
virtuoso per evitare le infrazioni europee, un piano che entra nel merito delle questioni e
che porterà alla chiusura del ciclo dei rifiuti”. Parole del presidente Polverini, proferite con
soddisfazione il 18 gennaio 2012, giorno dell'approvazione.
Da quel giorno ad oggi, questo strumento virtuoso ha soltanto il merito di aver dimostrato
l'incapacità di gestire correttamente il ciclo dei rifiuti, puntando esclusivamente a quella parte
del piano denominata “scenario di controllo” ovvero all'utilizzo di discariche ed inceneritori e in
cui non veniva indicato nessun sito di stoccaggio ma solamente la quantità di rifiuti da versare in
discarica. La chiusura della discarica di Malagrotta e l'individuazione del nuovo sito erano state
affidate alla gestione commissariale la quale aveva scelto come unico interlocutore il monopolista
Manlio Cerroni, pronto ad “aiutare” la regione con la discarica a Monti dell'Ortaccio, sito di sua
proprietà a pochi metri da Malagrotta. “Una vera fortuna e una salvezza per Roma”, così Cerroni
definiva la discarica più grande d'Europa, causa di aumento di tumori e gravi patologie per la
popolazione che vive intorno al sito.
In questo scenario complesso, il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, amante del fuoco e della
combustione, si è comportato coerentemente ribadendo più volte l'importanza di potenziare
le linee di incenerimento di Colleferro e di S.Vittore ed ha licenziato inoltre un provvedimento
per bruciare rifiuti nei forni dei cementifici. La magistratura lo conosce bene Corrado Clini,
indagato dalla procura di Verbania per inquinamento causato da un inceneritore di una società
svizzera ma la sua posizione fu archiviata dopo il trasferimento del processo al Tribunale di Roma;
trasferimento richiesto dal suo difensore, Carlo Taormina.
Il 7 gennaio 2013 viene pubblicato il Decreto Rifiuti con il quale ferma la realizzazione della
discarica a Monti dell'Ortaccio e annuncia la ricetta per risolvere l'emergenza rifiuti laziale,
affidando l'operazione al supercommissario Sottile. I rifiuti romani saranno trasferiti negli impianti
di trattamento dislocati in provincia negli impianti di Albano, Viterbo, Colfelice e CastelForte. Negli
ultimi giorni è però sorto un grave problema: Clini ha autorizzato a mandare nelle provincie oltre
1000 tonnellate al giorno che eccedono la capacità degli impianti di trattamento. Scatta quindi la
protesta e i primi ricorsi al Tar promossi dalla Provincia di Frosinone e dal Sindaco di Colfelice.
Più che far uscire dall'emergenza, questo decreto sembra avere l'intenzione di spostare il
problema nei territori provinciali, senza consultazione e coinvolgimento degli abitanti.
Questa vicenda senza fine ha reso evidente il fallimento della politica e la volontà di applicare
scelte scellerate, pericolose per la salute della popolazione.
I cortei ad Albano, le proteste nella Valle Galeria, quelle a Fiumicino, a Corcolle, a Riano, le mobilitazioni per Villa Adriana, le manifestazioni nella Valle del Sacco hanno dimostrato invece la voglia di resistere per difendere il territorio e il diritto alla salute.

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