Una sera d'anarchia: intervista a Marco Rovelli

Marco Rovelli ( Massa, 11 febbraio ’69) è scrittore, poeta e musicista, nonché, professore di Storia
e filosofia in un Liceo Scientifico.
Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione del suo ultimo libro: “Il Contro in testa:
gente di marmo e d’anarchia”, edito da Laterza, tenutosi all’ex- Granaio Borghese di Artena ed
organizzata dell’associazione Arci Montefortino’93. Noi de “La Riserva Indiana” abbiamo avuto
l’onore di potergli rivolgere qualche domanda.
Dopo i suoi libri d’inchiesta ( “Lager italiani”, “Lavorare uccide” e “Servi”) perché dedicare
un libro, totalmente diverso, alla sua terra?
In realtà non è molto diverso; anche nei miei libri precedenti non mi sono mai allontanato dal
genere narrativo; ho sempre cercato di scrivere attraverso i racconti e i punti di vista delle persone
che ho incontrato durante le mie ricerche. La mia si può definire una scrittura corale, con la
quale dare voce a chi di solito non ne ha molta. Scrivere questo libro, in particolare, è stata
un’occasione offertami dalla Collana di cui fa parte (Contromano) e soprattutto è stato un modo
per confrontarmi con le mie origini, con la mitografie di questa terra e con la sua storia.
Cosa vuole davvero comunicare al lettore attraverso la storia e le gesta degli uomini di
Carrara?
Una cosa molto semplice. Vorrei che si prendesse esempio da questi uomini, cercando di essere
alla loro altezza; attenzione! Non emulandoli, ma cercando percorsi alternativi. Emulare il passato
non è utile: guarda il movimento del G8, che nonostante l’impegno è, ad oggi, un movimento
morto. Perché? Perché tornato al “pensiero gruppettistico” e politico del passato. Guarda invece
il movimento No-Tav che, costruendo una sua strada, un suo modo di agire e di comunicare, è
riuscito ad arrivare anche dove il problema della Tav non c’è, coinvolgendo sempre più persone.
Ma chi è nato prima, il Rovelli scrittore o il Rovelli musicista? Ma soprattutto, scrivere il
testo di una canzone, piuttosto che di una poesia è diverso?
Nasce prima il musicista.
Scrivere poesie e scrivere canzoni, per me, è un processo diverso. I testi delle mie canzoni
nascono in parallelo con il comporre la musica; ma soprattutto i miei testi nascono attraverso le
immagini come per la canzone dedicata a Vittorio Arrigoni.
C’è anche il teatro tra le varie attività, come ci è arrivato sul palco?
È stato incrocio naturale di tutti i miei percorsi. Scrivo, faccio musica ed il teatro è stato il passo
successivo naturale. Per quanto riguarda la messa in scena di “Servi” la proposta mi è arrivata
da un amico, regista, che ha visto in quei racconti il potenziale giusto per essere rappresentato a
teatro; io, semplicemente, recito nel ruolo di me stesso; quindi non c’è niente di troppo difficile,
non devo recitare o immedesimarmi chissà in quale personaggio, sono semplicemente io.
E nelle vesti di professore: cosa pensano i suoi studenti del suo lato artistico?
Ovviamente sono molto attratti dalla figura del musicista; qualcuno canta anche le mie canzoni;
a volte entro in classe e sulla lavagna ci sono scritti i miei testi… fa piacere. Per quanto riguarda
i libri, la questione è diversa, è molto meno probabile che li leggano. Ovviamente sono un
professore, quindi ci sono tutte le dinamiche legate al mio ruolo e al loro, ma ho comunque un
ottimo rapporto con i miei ragazzi.
Chi è Alderano? Anzi A.k.a. Alderano?

È il nickname dietro il quale mi sono nascosto per molto tempo in rete, semplicemente… e
Alderano, come scritto nel libro, è una figura storica che mi ha sempre affascinato moltissimo.
Come fanno a convivere in un’unica persona il poeta, il musicista e lo scrittore? Soffri di
schizofrenia?
Direi che la schizofrenia è solo il sintomo di questa convivenza…
La serata continua con la storia di Massa e Carrara: tra le sue osterie, ormai estinte, ma ancora
vive nelle parole dello scrittore, tanto vive da riuscirle a vedere; tra quegli uomini tanto provati
dal lavoro nelle cave di marmo ma tanto forti nel pensiero, nello spirito e nel cuore; poi, la
meravigliosa voce di Rovelli che ci accompagna, attraverso canti popolari, italiani e non, alla
scoperta di un pensiero profondo, dimenticato; e, dal suo repertorio, la meravigliosa “Canzone per
Vittorio Arrigoni” per ricordarci che: è ancora possibile pensare di poter cambiare il mondo con le
proprie idee.

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