Antonio Talone: " Il mio viaggio nel Novecento"



Testimonianze dal 900. Intervista di M. Massimei


Gli occhi limpidi, sicuri come di chi dalla vita ha ottenuto tutto quello che poteva. Un’esistenza dai tratti epici, figlia della storia del 900, in cui si sono intrecciate guerre, tradimenti, storie di grande amicizia ed abnegazione. A volte per grandi o presunti ideali , a volte per un solo obiettivo: vivere. Qualunque sia la situazione un solo obiettivo può  guidare le azioni di un uomo in guerra: fare di tutto per sopravvivere e portare la pelle a casa.


Antonio Talone, classe 1920,  entrato in marina a 20 anni sulla regia Torpediniera Sagittario, che aspettative avevi allora?

Niente , dovevo fare il militare ed invece è scoppiata la guerra.

Che pensavate della guerra con i tuoi commilitoni?

Nulla di particolare, quando è scoppiata eravamo consapevoli che ci attendevano momenti belli e momenti brutti. Ma non avevamo paura. Per niente, il fatto di essere un gruppo unito e giovane ci permetteva di farci forza a vicenda. Ci facevano paura i rischi della navigazione. Nelle licenze però cercavamo di scaricare la tensione accumulate durante i lunghi giorni di navigazione e quello ci dava la forza per andare avanti.

Alla fine della guerra tu torni, con 5 decorazioni: 3 croci di guerra al V. M. e 2 croci al Merito di guerra, ci racconti un po’ come te le sei guadagnate?

Me le sono guadagnate in battaglia.   La più importante è quella contro gli inglesi che ci hanno bombardato nel 1942, li sono stato ferito sulla mitragliera e anche  in quelle condizioni sono rimasto al mio posto. Poi mi hanno medicato e sono stato rimandato al fronte. Fra di noi poi era molto forte il senso di cameratismo, eravamo in 5 ad essere come fratelli, abbiamo iniziato la guerra insieme e siamo tornato tutti insieme, vivi e pronti a ricominciare. 

Voi avete inziato la guerra come soldati sotto il fascismo e poi l'avete finita come unità marina con gli Alleati, come è stato il vostro 8 settembre?

Noi l'8 settembre  eravamo a Pola, da li siamo andati a Taranto e nel tragitto i tedeschi ci hanno attaccato, ma hanno fatto un buco nell'acqua. Da Taranto poi siamo stati affiliati alle truppe alleate. Così ho finito la mia guerra mondiale, continuando a navigare vicino alle coste italiane, e poi gli ultimi sei mesi a Roma dove mi sono congedato.

Dopo che cosa hai fatto?

Come i miei cinque amici con cui ho fatto tutta la guerra ho ripreso il mio posto di lavoro prima della guerra. All' Italcementi di Colleferro. Li ho maturato le mie posizioni politiche, sono stato per anni delegato della CGIL alla commissione interna. Sono stati anni intensi  all'inizio più tranquilli poi quando ci fu un cambio del direttore generale dell'azienda li abbiamo avuto molti problemi, le cose all'interno si sono fatte più tese.

Come è stato il rientro ad Artena dopo la guerra?

Normale, potevo finalmente iniziaire la mia vita da ragazzo nel paese in cui sono nato. C'era una grande voglia di normalità allora, tutti volevano ricominciare le loro occupazioni di prima della guerra e sistemare la propria vita.

Se tu dovessi dare il tuo giudizio sulla guerra in generale come esprienza che giudizio daresti?

La guerra per me non è stata niente, noi eravamo sempre allegri, quando potevamo uscire facevamo baldoria. Anche quando subivamo degli attacchi cercavamo di  prenderla per quello che era. Dovevamo vivere e tornare a casa. Tutto qui, questa era la cosa che ci faceva andare avanti e poi eravamo giovani, l'idea della morte non ci faceva così paura. Se dovessi fare una riflessione guardandomi indietro l'italia di allora e quella di oggi allora eravamo più poveri ma con molta speranza, oggi invece per quanti passi avanti si sono fatti siamo ad un punto molto duro per la storia italiana, c'è più teconologia più benessere ma i giovani studiano tanto e poi si ritrovano disoccupati senza prospettive. Insomma c'è più disperazione nel paese di allora. La guerra, per me, per finire è stata solo navigazione, mare infinito e la mia mitraglia. Io dormivo con a fianco la mia mitraglia pronto a difendermi. Sempre.

L'intervista è apparsa sulla Tribuna Castelli.

comments powered by Disqus

Back to Top